martedì 13 dicembre 2011

blue day

Oggi giornata no, di quelle che ti alzi e non vedi l'ora che sia sera perché lo senti che il tuo umore è sotto i piedi e non puoi farci nulla. Ne ho avute parecchie di giornate così, di lotta col mondo, di dolore silenzioso. E' come avere un enorme peso sul cuore e non sapere come liberarsene; e spesso l'unico modo è dormire, per quello si aspetta la sera. O forse una buona soluzione può essere piangere senza freni, ma spesso anche le lacrime pesano troppo per riuscire ad arrivare dal cuore egli occhi.. e così il peso se ne sta lì, e tu ciondoli tutto il giorno come una foglia morta senza riuscire a fare nulla di concreto.
Non so bene cosa mi porta ad essere così in queste giornate. Non è solo la nostalgia per ciò che ho lasciato a Toronto, questo dolore me lo sono sempre portato dietro.. persone che mancano, paura del domani, consapevolezza di non essere nel posto giusto. Credo sia un mix di tutte queste cose, come se sapessi che la felicità non esiste. E quando dici queste cose la gente riesce a rispondere solo "Ma dai, ma scusa, non ti manca niente!". Ma chi l'ha detto!? Avere una casa, una famiglia e poter viaggiare non significa necessariamente essere felice. "Nel mondo la gente muore di fame e sorride lo stesso, lo sai?": si lo so, e quindi? Non ho diritto di lamentarmi? Devo accontentarmi e trovare la felicità nel tetto sopra la mia testa e nel mio piatto di pasta? E' per colpa (anche) di queste frasi della gente che mi sento così, sempre fuori posto. Io non voglio accontentarmi, non voglio essere una di quelle persone che dice "Da altre parti si sta peggio" perché ci sono anche posti dove si sta meglio. Vorrei essere una di quelli che provano a cambiare le cose, ma ho perso a voglia di farlo.. mi spiace, io voglio solo scappare da qua. Che poi forse il QUA non è neanche l'Italia, forse sto scappando dalle responsabilità della vita, dai legami, dalla mia storia.
Perchè la verità è che all'estero non esiste la Storia. Non ci sono eventi del passato tra te e la città, nè tra te e i gli abitanti di quella città. Ci sei TU, il presente, i tuoi sogni e la tua forza. Trasferirsi in un’altra nazione per lavoro è un atto di grande coraggio e crescita: tutto è molto difficile all’inizio, ma superato quello che alcuni chiamano “BALL” (Burocrazia Amicizie Lingua Lavoro) tutto diventa bellissimo, ed ha il sapore della soddisfazione personale. Una soddisfazione che in Italia mi sembra impossibile trovare, perché la sfida mi pare sia gia persa in partenza.. studiare 5 anni all'università per poi diventare precari a vita, finire senza pensione e con tasse esagerate da pagare. E io devo accontentarmi di questo?

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